A pochi giorni da Halloween, il racconto dell’isola fantasma
Poveglia è da anni avvolta da un’aura di mistero e leggenda, spesso descritta come l’isola maledetta di Venezia, un luogo dimenticato di cui nessuno sembra volersi prendere cura. Eppure, qualcosa di recente è cambiato.
Situata a sud della laguna, di fronte a Malamocco, Poveglia appare come un piccolo arcipelago composto da tre isole, una delle quali artificiale. L’isola centrale, la maggiore, ha ospitato nel corso dei secoli la maggior parte degli edifici, ed è collegata tramite un ponte a una seconda isola più piccola. L’isolotto artificiale, chiamato Ottagono per la sua forma geometrica, venne invece realizzato nel 1380 con finalità difensive.
Nelle antiche mappe il luogo è indicato con nomi diversi, come Poveggia o Popilia, forse in riferimento ai pioppi che vi crescevano o alla vicina Via Popilia-Annia, la strada fatta costruire dal console romano Publio Popilio Lenate. La storia di Poveglia è intrecciata a miti, dicerie e suggestioni nate dall’abbandono e dal silenzio che da decenni avvolgono le sue rovine.
Molte leggende si sono tramandate nel tempo, alimentate anche da programmi televisivi dedicati al paranormale, pur senza alcuna base storica certa. Si racconta che, durante la peste nera, migliaia di malati furono condotti sull’isola per essere bruciati e sepolti, e che il terreno sia oggi composto in parte dalle loro ceneri. Un’altra storia parla del tragico destino del direttore dell’ospedale psichiatrico, descritto come un medico crudele, che si sarebbe tolto la vita gettandosi dalla torre dell’orologio, spinto dagli spiriti delle sue vittime. Una testimone, un’infermiera dell’epoca, avrebbe raccontato che non morì all’impatto, ma soffocato da una nebbia densa e irreale salita dal suolo. Da queste narrazioni nasce la fama oscura dell’isola, un tempo luogo di isolamento per gli appestati e, secondo alcune voci, sede di un manicomio mascherato da casa di riposo per anziani.
Oggi però Poveglia non è solo memoria di paura e abbandono. Dopo undici anni di mobilitazione, l’associazione Poveglia per Tutti ha ottenuto la concessione dell’Isola Nord, avviando un progetto di rigenerazione basato su sostenibilità, partecipazione e responsabilità collettiva. La concessione, a canone agevolato, rappresenta il riconoscimento di un impegno durato anni, fondato sul desiderio di restituire vita e significato a un luogo simbolo della laguna.
Visitare Poveglia rimane un’esperienza affascinante e complessa, consigliata a chi ama l’avventura e la scoperta. La vegetazione rigogliosa e gli edifici pericolanti rendono il percorso difficile, ma anche carico di suggestione. Dell’antica Pieve di San Vitale sopravvive solo il campanile, risparmiato dagli assedi perché utilizzato come faro. La torre, sormontata da un orologio privo di lancette risalente al 1745 e realizzato da Bartolomeo Ferracina, è ancora oggi il punto più alto dell’isola.
La chiesa un tempo custodiva un crocifisso in gesso e stucco del Quattrocento, considerato miracoloso e ora conservato nella parrocchiale di Malamocco. Altre opere d’arte, come il Cristo condotto al Calvario di Giulia Lama e il Miracolo del Crocifisso di Giovanni Battista Piazzetta, sono andate perdute.
Oggi Poveglia è un luogo sospeso tra natura e rovina, dove la vegetazione ha riconquistato gli spazi e dove il silenzio è interrotto solo dal vento e dal rumore dell’acqua. Gli edifici principali, tra cui l’ospedale, le cucine e la torre campanaria, sono visitabili solo parzialmente e con grande cautela. Le stanze sono vuote e buie, i pavimenti pericolanti, le scale in rovina. Una torcia e passo sicuro sono indispensabili per chi vuole esplorare i resti di un passato che sembra ancora respirare.
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